PROLOGO
Parlare di sessualità oggi potrebbe apparire oramai un luogo comune, uno scontato ritornello. Il sesso ha invaso la nostra vita, con immagini televisive, riviste, spot e chi più ne ha più ne metta. Vorremmo però su queste pagine iniziare una valutazione attenta di questi fenomeni ed in qualche modo scientifica.
Perché mai se la fuga dal dolore e la ricerca del piacere sono motivazioni assolutamente primarie, così a lungo ci hanno insegnato che i piaceri del sesso sono un peccato grave? Perché tanto frequentemente ritroviamo il sesso associato non all'amore ma ad aspetti quali il sadismo, il masochismo o la violenza in genere?
E perché questa violenza è sistematicamente rivolta verso il corpo femminile e verso i bambini? Quali sono le cause di questi aspetti di degenerazione di un sistema che naturalmente dovrebbe essere mosso da motivazioni ed intenti completamente opposti?
Rispondere a questi quesiti sarà l'intento non facile di questo nostro lavoro.
Il sesso è una delle pulsioni umane fondamentali. Attraverso la sessualità sono condizionati tutti i rapporti umani e viceversa, la struttura economica, civile, sociale e religiosa di una società incide profondamente sul comportamento sessuale. Nella maggioranza delle società moderne, e sempre in quelle antiche, il modello sociale prevalente prevedeva un rapporto di "dominanza" maschio-femmina.
Il dolore e la paura del dolore erano il mezzo per il mantenimento della supremazia associate sempre ad una inter-pretazione distorta del concetto di piacere e di femminilità. Da qui lo svilimento della donna e del sesso.
Tipico delle religioni occidentali l'identificazione della sessualità come qualcosa di sporco e di cattivo. Unica concessione alla sessualità rimaneva il concepimento(sono abbastanza recenti le parole della Chiesa Romana in questo senso) e chi trasgrediva con il sesso omosessuale, la masturbazione o il sesso eterosessuale fatto per puro piacere, doveva essere punito, non solo sulla terra con strumenti temporali, ma da Dio per l'eternità.
Da sempre poi la Chiesa ha ritenuto la donna peccatrice e corrotta. Non posso fare a meno di citare un passo scritto da un famoso padre della Chiesa del XIII secolo, Alberto Magno, maestro di Tommaso d'Aquino in cui si evidenzia il profondo disprezzo nei confronti della donna:
"La donna è meno consona dell'uomo alla moralità. Poiché la donna ha in sé più liquidità dell'uomo, e caratteristica del liquido è quella di ricevere facilmente e di trattenere male. Il liquido è un elemento facilmente mutevole. Perciò le donne sono volubili e curiose. Quando una donna ha un rapporto con un uomo, è molto probabile che desideri giacere al tempo stesso con un altro uomo. La donna non è affatto fedele. Credimi se tu le dai fiducia, ne sarai deluso. Credi ad un maestro esperto. Per questo gli uomini avveduti rendono partecipi il meno possibile le loro mogli dei loro progetti e delle loro azioni. La donna è un uomo malriuscito e rispetto all'uomo ha una natura difettosa e imperfetta. Perciò è insicura. Quello che non riesce ad ottenere da sola cerca di raggiungerlo con la falsità e inganni demoniaci. Perciò, per farla breve, l'uomo si deve guardare da ogni donna, come da un serpente velenoso e da un demonio cornuto".
Ed ancora sempre citando Alberto Magno:
"Come ho sentito in confessionale a Colonia, i corteggiamenti abili seducono le donne con accorti toccamenti. Quanto più queste sembrano rifiutare l'invito, tanto più in realtà lo vogliono e si propongono di acconsentire. Ma per apparire caste fanno come se lo biasimassero".(Questiones super de animalibus XV q.11)
Per dirla con le parole di Uta Ranke-Heinemann, nota teologa tedesca, è una vecchia teoria maschilista quella che viene cosi canonizzata da Alberto Magno: quanto più la donna si fa preziosa, tanto più lo vuole. Alberto magno meriterebbe il titolo di "patrono dei violentatori".
Nello stesso periodo il movimento religioso dei catari che come altri "eretici" rifiutavano il concetto della donna quale essere inferiore e privo di spiritualità, furono spietatamente perseguitati dalle autorità ecclesiastiche.
Per correttezza interpretativa dobbiamo però affermare che un atteggiamento simile si ritrova anche in molte civiltà e culture non occidentali.
Il fondamentalismo islamico, intomo al quale , a causa dei fatti delittuosi dell'11 settembre scorso, c'è oggi una maggior consapevolezza, punisce i "crimini sessuali" con la pena di morte.
Il controllo della donna nell'Islam è "necessario" per "il suo bene". In realtà questo modo di usare la sessualità serve a condizionare sia gli uomini che le donne affinchè si adattino ad un sistema sociale basato su gerarchie sostenute dalla forza e dalla paura. Eccitazione sessuale come dominazione del maschio sulla donna, si potrebbe parlare di erotizzazione del predominio.
La moderna pornografia poi non si discosta da questi canoni, con la tendenza a disumanizzare la donna e a confondere il piacere sessuale con il dolore ( fruste, catene ecc.) inflitto o vissuto attraverso pratiche sadomasochistiche.
Comunque, questo modo di conservare e rafforzare i rapporti incentrati su un modello di "dominanza" non può essere considerato una novità. Con tutta probabilità risale a tempi molto antichi forse alla preistoria, epoca in cui avvenne la trasformazione di una società improntata culturalmente con un modello di partnership ad un improntato sulla dominanza.
Sicuramente nelle prime società la donna, come il sesso, godevano di ben altra considerazione. Gli scavi archeologici forniscono prove sempre più numerosi di una iniziale civiltà improntata ad un rapporto paritetico e di rispetto. In queste società il sesso viene considerato una specie di sacramento, un'esperienza eccelsa, in quanto l'unione di due essere umani può rammentare l'unicità di ogni vita, riaffermare il sacro legame tra donna e uomo e tra noi ed ogni forma di vita.
L'idea che il sesso abbia una dimensione spirituale è per noi un concetto quasi assurdo; antiche tradizioni sembrano contraddirci in modo assoluto. Nella mitologia occidentale esistono innumerevoli riferimenti alla sacra unione sessuale (ierogamia). Era probabilmente un antico rito di iniziazione trasformato poi col tempo in un modo di confermare il proprio potere da parte del sovrano, mediante l'unione con una sacerdotessa che rappresentava l'antica Dea.
In antichi testi mesopotamici apprendiamo come le sacerdotesse iniziassero gli uomini, attraverso riti erotici, ai culti misterici in cui si considerava un'importante esperienza spirituale il dare e il ricevere piacere, piuttosto che sopportare il dolore, come accade invece in molte religioni modellate sulla dominanza.
Nella bellissima epopea sumera di Gilgamesh una sacerdotessa trasforma il selvaggio Enkidu in un essere umano facendo del sesso con lui.
Ampie tracce del sesso inteso come rito religioso si ritrovano nelle tradizioni orientali, come nell'iconografìa erotica indiana e nello yoga tantrico; l'uso del piacere diventa un mezzo per raggiungere la consapevolezza ed una più alta spiritualità.
Nelle sezioni che seguiranno a questa introduzione andremo ad analizzare la sessualità contemporanea, attraverso le antiche immagini erotiche per ricostruire il legame ancora vivo tra il passato e la nostra situazione attuale, vedremo il processo evolutivo dell'uomo fino ai giorno nostri. Vedremo su quali basi oggi, ci sia l'opportunità, per l'uomo e per la donna, di costruire un mondo in cui il piacere e non il dolore possa essere primario, un mondo più libero e corretto, in cui la spiritualità e sessualità si integrino in una dimensione che rispetti il miracolo della vita e dell'amore.
Dott.Alessandro Morelli
Ospedale SS.Annunziata A.S.L.17 Savigliano
06/12/2006